A sorpresa alcuni lavoratori saranno costretti a sottoporsi al vaccino, in caso contrario può arrivare il licenziamento, a stabilirlo è una nuova sentenza.
Avere un lavoro comporta certamente alcuni diritti, come stabilito dallo specifico contratto di categoria, ma anche alcuni obblighi a cui è necessario sottostare se non si vuole andare incontro a conseguenze poco piacevoli. Questo può riguardare gli orari da rispettare, oltre alla modalità da seguire per richiedere ferie e permessi, a cui si aggiunge un altro importante obbligo a cui non sarà più possibile sottrarsi, anche se molti potrebbero non essere a conoscenza, ma che è destinato a fare discutere.
È infatti necessario sottoporsi a un vaccino, secondo quanto stabilito da una recente sentenza che non può essere trasgredita. Questo si riferisce a una delle misure che in passato aveva fatto maggiormente discutere quando erano state introdotte alcune restrizioni per fermare la pandemia, ovvero il possesso del Green Pass e l’obbligo vaccinale per gli over 50, che poteva portare alla sospensione dal lavoro e al blocco della retribuzione prevista sulla base dell’accordo stabilito in fase di assunzione.
Obbligo di vaccino per i lavoratori: ecco quando è previsto e quando scatta il licenziamento
La decisione relativa all’obbligo di vaccino per alcune categorie di lavoratori nasce da una recente sentenza della Corte Costituzionale, che ha esaminato un caso specifico, ma con un valore generale, per questo saranno in diversi a dover sottostare alla regola. I giudici hanno messo in evidenza come sia importante garantire un equilibrio tra diritti individuali e interesse collettivo alla tutela della salute pubblica se ci si trova in una situazione di emergenza straordinaria a livello sanitario.
Nello specifico la Consulta ha esaminato il caso di due lavoratrici siciliane assunte con contratto a tempo indeterminato per la Regione Sicilia, interdette dall’incarico perché nell’autunno del 2021 avevano oltre 50 anni, ma non avevano alcun vaccino, cosa che non permetteva loro di ottenere nemmeno il Green Pass rafforzato. Entrambe non avevano quindi potuto prestare servizio né avevano ottenuto lo stipendio, per poi essere reintegrate solo nel maggio 2022 dopo l’eliminazione delle misure restrittive.

Si può subire il licenziamento senza vaccino – Officinamagazine.it
Il giudice del lavoro si era espresso sulla questione, sottolineando come questo modo di agire violasse il diritto al lavoro, alla salute, alla retribuzione e alla dignità personale, cosa però respinta dalla Consulta, che ha ritenuto le norme pienamente compatibili con la Costituzione. La sentenza ha così stabilito un principio cardine a cui tutti devono fare riferimento: prevedere l’obbligo di vaccino per gli over 50 non aveva alcun intento discriminatorio, ma anzi si poneva un duplice obiettivo, che ritiene di avere raggiunto, proteggere i soggetti più fragili e prevenire il sovraccarico del sistema ospedaliero.
All’epoca la regola non prevedeva una distinzione sulla base del tipo di lavoro svolto, ma solo perché la protezione era prevista sulla base dell’età, che poteva aumentare le possibilità di ammalarsi. C’è un altro aspetto che merita di essere preso in considerazione, non si può pretendere di esercitare il diritto al lavoro se ci si trova in una situazione di grave emergenza come quella avuta durante la pandemia.
Il lavoratore che sceglie di non vaccinarsi non rispetta quindi un obbligo di legge importante, per questo non ha alcun diritto di ricevere l’assegno alimentare. Al primo posto deve essere messa la salute pubblica, solo dopo vengono le richieste dei lavoratori e il diritto a svolgere le mansioni contrattuali e a percepire lo stipendio.
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