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Puoi chiedere un grosso risarcimento al tuo Comune: la Legge che nessuno conosce

Risarcimento al Comune per rumori molestiPuoi chiedere un grosso risarcimento al tuo Comune: la Legge che nessuno conosce -officinamagazine.it

Una recente e significativa pronuncia del Tribunale di Milano ha aperto nuovi orizzonti nel delicato equilibrio tra il diritto al riposo dei cittadini e le attività notturne legate alla movida.

Dal 2016 i residenti del quartiere Lazzaretto-Melzo a Milano avevano segnalato un peggioramento della qualità della vita notturna a causa di musica ad alto volume, urla, schiamazzi e assembramenti che disturbavano il sonno e compromettevano il diritto alla quiete nelle loro abitazioni.

La controversia, esaminata dal Tribunale milanese, ha portato all’accertamento che tali rumori, prodotti da attività di socializzazione e intrattenimento in spazi pubblici e locali, superavano costantemente i limiti acustici previsti dalla normativa comunale e dalle direttive dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Puoi chiedere un grosso risarcimento al tuo Comune: la Legge che nessuno conosce

Il piano di classificazione acustica del Comune assegnava a quella zona la classe IV, che consente un massimo di 55 decibel nelle ore notturne. Tuttavia, una consulenza tecnica d’ufficio ha rilevato picchi fino a 73,5 decibel, con superamenti continuativi del limite sia all’esterno che all’interno degli appartamenti, indipendentemente dalla chiusura delle finestre. Questi dati hanno confermato l’origine antropica del disturbo, imputabile a persone riunite nelle vie pubbliche e nei locali, e hanno sottolineato come l’ente locale non avesse adottato misure idonee a contenere il fenomeno.

Il Comune deve risarcirti in questi casi

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La sentenza ha quindi chiarito che, ai sensi dell’articolo 844 del codice civile, il Comune, in quanto gestore delle aree pubbliche da cui provengono le immissioni sonore, è soggetto agli stessi obblighi di tutela del diritto di proprietà di un privato. La norma vieta immissioni rumorose che superino la normale tollerabilità, valutata in base alle condizioni del luogo, ai parametri tecnici e al rumore di fondo. Non rileva dunque che l’ente non sia l’autore materiale del rumore; l’obbligo di intervenire deriva dalla gestione del bene pubblico e dal diritto dei cittadini a vivere in condizioni di tranquillità.

Il giudice ha ordinato al Comune di adottare tutte le misure necessarie a far cessare o quantomeno ridurre significativamente le immissioni rumorose, ponendo in essere una misura coercitiva con sanzioni giornaliere in caso di inadempienza. La responsabilità risarcitoria è stata riconosciuta sulla base della colpa omissiva dell’amministrazione, che aveva ignorato i doveri previsti dalla legge 447/1995 sull’inquinamento acustico, dal Testo unico degli enti locali e dalla giurisprudenza consolidata.

È stato altresì riconosciuto che il rumore notturno di quella intensità costituisce una lesione dei diritti costituzionali fondamentali: alla salute, all’inviolabilità del domicilio e al pacifico godimento della proprietà. Il Tribunale ha motivato che tale disturbo “impedisce il sonno, provocando stanchezza cronica che incide negativamente sul lavoro, sulle attività quotidiane, sul tempo libero e sulle relazioni sociali”.

Non si tratta quindi di un semplice disagio, ma di un danno serio, concreto e risarcibile, valutato in via equitativa e quantificato in circa 250mila euro, comprensivi anche del deprezzamento immobiliare derivante dalla riduzione della qualità della vita nel quartiere.

La sentenza sottolinea infine che non è necessario chiamare in causa i singoli gestori dei locali o i responsabili materiali del disturbo, in quanto il Comune è autonomamente legittimato passivo e deve rispondere direttamente per la mancata tutela dei diritti dei residenti.

Questa pronuncia rappresenta un monito chiaro per tutte le amministrazioni comunali italiane: la promozione della vita notturna e delle attività sociali non può avvenire a scapito della salute pubblica e del diritto al riposo dei cittadini. La responsabilità del Comune è equiparata a quella di un privato proprietario in materia di immissioni rumorose e richiede un intervento tempestivo e concreto per la gestione del fenomeno. Mentre il Comune di Milano ha annunciato il ricorso in appello, l’ordine di ridurre il rumore e di corrispondere il risarcimento è immediatamente esecutivo. .

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