Con le recenti novità normative e le misure adottate nel corso degli ultimi anni, il panorama pensionistico italiano continua a evolversi.
Tra le riforme più significative, spicca la possibilità di andare in pensione con 20 anni di contributi a partire dai 67 anni di età, grazie a strumenti come la Pace Contributiva e alle modifiche introdotte dalla Legge di Bilancio 2026.
Pensione con 20 anni di contributi: come funziona il calcolo
L’importo della pensione in Italia dipende da molte variabili che coinvolgono la storia contributiva del singolo lavoratore. In particolare, il sistema previdenziale si basa su due metodi principali di calcolo: il sistema contributivo e il sistema retributivo, ognuno con caratteristiche diverse che influenzano il risultato finale.

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Nel sistema contributivo l’importo della pensione è direttamente legato al montante contributivo accumulato, cioè alla somma dei contributi versati durante la carriera lavorativa, che a sua volta dipende dalla retribuzione percepita. Nel sistema retributivo, invece, la pensione si calcola prevalentemente sulle retribuzioni degli ultimi anni di lavoro, ma è applicabile solo a chi ha iniziato a versare contributi prima del 1996 e ha almeno 18 anni di contributi a quella data.
Per chi ha maturato solo 20 anni di contributi, specie se interamente nel sistema contributivo, è difficile aspettarsi assegni pensionistici elevati. Inoltre, la possibilità di ricevere integrazioni al trattamento minimo è esclusa per le pensioni calcolate esclusivamente con il metodo contributivo, rendendo spesso l’importo finale contenuto.
Nel 2026, grazie alla Pace Contributiva, alcuni lavoratori potranno anticipare la pensione anche con una carriera contributiva inizialmente pari a 15 anni. Questa misura, attiva nel biennio 2024-2025, ha permesso di riscattare fino a 5 anni di contributi mancanti, estendendo il periodo contributivo effettivo e raggiungendo i 20 anni richiesti per la pensione di vecchiaia.
La Pace Contributiva ha previsto un riscatto oneroso, con la possibilità di rateizzare il pagamento fino a 10 anni e di dedurre fiscalmente i contributi versati. Di conseguenza, chi nel 2026 completa il pagamento dei contributi riscattati entro il compimento dei 67 anni potrà accedere alla pensione di vecchiaia, nonostante la carriera contributiva iniziale fosse inferiore al requisito minimo ordinario.
La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto importanti modifiche ai requisiti pensionistici, intervenendo soprattutto sugli adeguamenti automatici legati alla speranza di vita. L’innalzamento dell’età pensionabile è stato rimodulato per essere più graduale: dal 2027 l’età per la pensione di vecchiaia salirà a 67 anni e 1 mese, mentre nel 2028 raggiungerà i 67 anni e 3 mesi.
Anche i requisiti per la pensione anticipata subiranno un incremento progressivo degli anni di contribuzione richiesti, passando a 42 anni e 11 mesi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne nel 2027, con ulteriori aumenti dal 2028.
Pensione, bastano 20 anni di contributi per lasciare il lavoro
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